Centro RAT - Teatro dell'Acquario - Teatro Stabile d'Innovazione della Calabria

IL COLLOQUIOTesto e Regia Pierluigi Tortora
Sabato 5 maggio 2018 - ore 20.30
Domenica 6 maggio 2018 - ore 18.00

Il colloquio è un testo teatrale che ho scritto pensando al fatto che il bene tra le persone in questa nostra epoca sia ancora la via possibile. La vicenda narra di un ex collaboratore di giustizia, ormai alla fine dei suoi giorni a causa di una malattia contratta probabilmente nello stesso periodo in cui deteneva molto potere nella gestione di rifiuti di ogni tipo, compresi quelli tossici. A seguito di un incontro con un sacerdote che nello spettacolo non vedremo, ma ne sentiremo le parole, si convince a parlare con un giovane magistrato. Egli pur lavorando in una giurisdizione territoriale diversa, su sollecitazione di una coppia di genitori ha fatto riaprire il caso del figlio di sette anni morto ufficialmente per leucemia. Antonio Sillato, così si chiama il personaggio di pura fantasia del collaboratore di giustizia, ha ormai poco tempo e, di contro, molto di questo poco tempo per “leggere i giornali e guardare la televisione”. Un giorno legge del caso di questo bambino e resta scosso e folgorato da questa notizia, perché facendosi forza sulla vergogna che prova per sé stesso, capisce che il bambino è un suo nipote, figlio di un suo figlio che non ha mai saputo di esserlo, perché nato da un incontro veloce e squallidamente senza amore, con una donna del suo paese che un giorno si recò da lui, uomo potente, per chiedere un lavoro per il marito. Dice infatti di sé stesso al giudice Giuseppe De Siena “di essersi fatto schifo da quel giorno”. Il giudice De Siena da subito, a casa di Sillato, gli chiede il perché del loro incontro più volte, prima di riceverne una risposta.  Infatti il loro dialogo con toni drammatici talvolta, assumerà pian piano i connotati di una confessione laica in nome della giustizia. Il magistrato ricorderà a Sillato di aver deciso di vivere per la giustizia “costi quel che costi, anche la vita stessa” in un attimo di estrema fragilità, ricordando l’episodio di un compagno di classe non difeso da lui che preferì restare inerme nel banco, mentre il ragazzo veniva picchiato. I due personaggi quindi, l’uno davanti all’altro, come due persone senza ruolo specifico, ma semplicemente come esseri umani che nascono per vivere non nella iper-personalizzazione dell’esistenza, ma sapendo che soltanto partecipando alla vita comune si può lasciare una traccia, riusciranno anche con la dovuta distanza dei ruoli ad essere sinceri e alla ricerca della verità. Sillato nel finale consegnerà al giudice De Siena una borsa contenente l’elenco di tanti terreni dove, all’epoca del suo potere, furono sversati e interrati rifiuti tossici di ogni tipo. Egli dirà che con quell’elenco De Siena “potrà andare fino in fondo alla vicenda”, svelando quindi, “il suo segreto”. Poi il suo posto sarà raggiunto e non vicino a quel bambino che, come dice lui, “è tra gli angeli”.
Il testo non descrive luoghi certi, nomi certi, fatti certi, è di fantasia, ma una fantasia legata alla realtà. Spero possa servire a chi avrà il piacere di vedere e ascoltare per pensare che vivere nella giustizia, significhi vivere nella gioia dell’esistenza.

 

Pierluigi Tortora


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