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Il rivoluzionario

Teatro Novecento (SA)
IL RIVOLUZIONARIO

scritto e interpretato da Maurizio Igor Meta
diretto da Cinzia Sità

Il Rivoluzionario è uno spettacolo giovane, scritto nella primavera del 2005, composto da cinque monologhi, in cui sono protagonisti altrettanti personaggi che incarnano l’attualità dell’assurdità e della follia della società contemporanea.

Un venditore arrivista, interessato più al suo portafogli che ai rapporti umani, che vende oggetti abbastanza inutili ma che presenta come indispensabili, che ha la “legittima” pretesa di perseguire l’ideale odierno della ricchezza e della fama, di diventare, per usare le sue stesse parole, “una persona normale”.

Un giovane senzatetto, alle prese con il problema quotidiano di mangiare e di dormire, che offre lo spunto per una riflessione sulla felicità, che nonostante la sua condizione cerca di lavorare, di tenersi informato e di migliorare la sua preparazione culturale, e che è capace ancora di usare l’immaginazione e di sorprendersi, proprio come un bambino.

Un grande pugile, partito con uno di quei treni dove esisteva ancora la “terza classe, quella con i sedili di legno duro”, un sognatore, diventato un campione e arrivato fino al più grande palcoscenico del pugilato, il Madison Square Garden di New York, per poi finire dimenticato e abbandonato.

Un tifoso fanatico, con l’obiettivo di diventare uno della Curva, un Fedele, che fuori dallo stadio è una persona come le altre, ma che dentro lo stadio diventa uno del branco, insieme al quale lottare per “prendere la curva avversaria”, e che fa della violenza non una semplice moda, ma un divertimento, uno stile di vita, una forma d’arte, fino a che tutto ciò non porta a delle conseguenze, inevitabili.

Uno scrittore rivoluzionario, che apre e chiude lo spettacolo, che entra in scena con un cappello, il bavero della giacca alzato e con una valigia legata con una cordicella, nella quale custodisce tutto quello che è, tutto quello che pensa, che analizza lo stile di vita moderno, i media, le corse affannose, il “sistema”, che decide di smettere di scrivere, per non farsi “collezionare”.

I monologhi, pur dotati di una loro autonomia narrativa, seguono una linea drammatica comune, valorizzata da una regia che li lega l’uno all’altro in maniera logica. Cinque personaggi diversi, quindi, che muoiono e rinascono l’uno dentro l’altro, e che mostrandoci tic comici e svolte drammatiche offrono momenti di riflessione e, quindi, di “rivoluzione”, dando vita ad un unico lungo monologo, dal titolo, appunto, Il Rivoluzionario.

Il Rivoluzionario è stato scritto pensando ad una interpretazione legata ad un ritmo incessante, a volte esasperato, che si attenua nei momenti di riflessione, e che è facilitato sia dai giochi di parole presenti nella drammaturgia che dal mero sistema di scrittura, anche laddove non vi è uno specifico gioco di parole.

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